Per lavoro e interesse personale seguo moltissime blogger e influencer su Instagram.
Posto che non ho nessuna competenza per discutere di arredamento di interni o moda, la mia impressione è che piuttosto che esprimere il proprio gusto personale tramite Pinterest o Instagram si stiano usando Pinterest o Instagram per assomigliare quanto più possibile a un modello estetico imperante sui social, cioè un mondo a sé stante, fatto di tappeti pelosi bianchi, frutti tropicali e frutti di bosco in ogni stagione, gente che beve caffè americano sul letto indossando parigine (queste magari con la porta chiusa, che sennò vostro padre che non sa cosa sono le parigine si preoccupa) in una tenue luce da ospedale psichiatrico.
Se questo è davvero il vostro stile e rispecchia davvero la vostra vita, nulla da eccepire. Se questo era il vostro stile perfino da prima dell’esistenza dei social network (e conosco persone per cui è davvero così) tanto di cappello: probabilmente siete state voi a imporre il vostro gusto agli altri.
Se invece non avete un vostro stile e pensate che il design si fermi alle DSW di Charles e Ray Eames solo perché il vostro mondo è nella vostra timeline il mio suggerimento è: smetterla di scopiazzare.

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La vostra foto con la roba sparsa sul letto (incluse scarpe e mac) mi fa solo venire voglia di aiutarvi a cambiare le lenzuola che immagino come la Gardaland dell’acaro. Se avete tempo per fare il “Work planning of the week” circondate da rossetti Chanel, fiori e gioielli gettati a terra come fossero coriandoli, posso solo immaginare spaziando con la fantasia su quale sia la vostra definizione di lavoro, visto che io non ho nemmeno il tempo di fare il “work planning of the week” e anche se lavoro a Milano per grandi brand spesso mi ritrovo in taxi con 24 metri di moquette da portare prima di un evento e il trucco sbavato.

Non abitate a New York, non avete il parquet bianco e magari non state bene con i calzettoni e le Superstar, fatevene una ragione. La vostra “lazy sunday” a Casei Gerola a occhio prevede più una madre di origine calabrese che vi sveglia urlando chiedendovi di ritirare il bucato prima che piova perché lei sta andando a pisciare il cane piuttosto che un tavolo (indovinate? bianco) apparecchiato con pancakes, caffè americano e tulipani.

Qual è quindi la buona notizia? Questa: potete essere interessanti anche se abitate a Vergate sul membro e avete le caviglie gonfie. Potete scegliere di non vivere la vita Pinterest ma la vostra, comprare giornali che volete leggere davvero e non che stiano bene a terra sul parquet, cucinare un panino al cuore di bue e instagrammarlo con una Madonna, magari fotografare ogni giorno la vostra colazione, ma farlo così. Potete comprare una gabbietta bianca fatta in serie come migliaia di altre persone, oppure potete entrare in un negozio così anche se “non è molto Pinterest” e guardarvi intorno e magari scoprire che vi piacciono dei piatti cinesi uno diverso dall’altro o dei centrini colorati.

Questo non vuol dire sdoganare le piastrelle con i girasoli e i muri spugnati, ma provare a usare i social come un mezzo per conoscere o proporre qualcosa di nuovo e non come uno schema al quale adeguarsi cercando disperatamente in casa un angolo che possa essere accettabile agli occhi di centinaia di sconosciuti che a loro volta cercano disperatamente di piacere a voi.

 

Author Roberta Talia

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Join the discussion 4 Comments

  • Alessandra ha detto:

    Mi piace molto il modo in cui ti esprimi e la tua sincerità. Questo articolo dice solo sacrosante verità.
    Complimenti per il sito! Molto curato.
    Alessandra

  • Elena ha detto:

    Va bene dai, grazie per avermi indicato la strada giusta!
    D’altronde se non sei di Milano e non lavori nella moda è meglio che ti limiti a fotografare borsette in lana cotta (se proprio devi). Da domani allora vedrò di non osare troppo! Userò solo hashtag tipo #Roncoscrivia o #caciotta e mi limiterò a nutrire l’ego ipertrofico voi vere, uniche, inimitabili trendsetter con un sacco di like ❤️❤️❤️

    • Roberta Talia ha detto:

      Io non sono una trendsetter, non lavoro nella moda e non sono di Milano. L’insicurezza che ti fa scrivere questo è la stessa che spinge la gente a copiare stili di vita non suoi e canoni estetici imposti invece di creare qualcosa di proprio e personale.

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