Dopo una tragedia come quella successa ieri a Nizza se hai la fortuna di vivere una vita normale e ancora sicura devi – dopo aver visto TG, visto immagini orrende e forse pianto – continuare a lavorare e riprendere la tua vita. Se facessi il medico e oggi salvassi una vita forse non sentirei nessuna dissonanza cognitiva tra la cronaca e la ripresa della mia quotidianità, ma il mio lavoro può prevedere fare un brainstorming su quali contenuti far postare su Snapchat a un cliente e per quanto tutti i lavori siano dignitosi e meritevoli di rispetto puoi sentirti nel migliore dei casi fuori luogo e nel peggiore dei casi utile alla società come una mosca che vola sulle feci di cane al parco.

L’unica cosa che posso fare in relazione al mio lavoro rispetto a una disgrazia come questa è domandarmi come gestire i contenuti sui social: non i contenuti di chi posta foto di cadaveri dicendo di voler sensibilizzare e avendo invece solo i big like su Facebook come obiettivo (vorrei parlarne ma poi mi querelano. In ogni caso se non sapete come comportarvi e cosa postare è tutto scritto qui)  ma i contenuti di chi per lavoro fa il blogger o l’influencer.

Le aziende hanno (o dovrebbero) avere una policy a riguardo – anche se note aziende non rimandano feste nemmeno in caso di guerra mondiale per non perdere soldi – ma come si devono comportare le singole persone?

1 -Il contenuto è stato programmato con un’azienda con cui collaborate previo compenso? Chiamateli e spiegate che soprattutto per preservare la loro reputazione oggi non posterete nulla.

2 – Il contenuto è una vostra recensione di un ristorante, un video di make up, un elenco dei migliori smalti sul mercato? Lo programmate per domani.

Immagino siano regole non immediatamente comprensibili a chi non ha studiato per anni e anni marketing e che con la scusa del LA VITA CONTINUA NON CI FERMERANNO! volete assolutamente pubblicare la vostra foto in bikini, ma no, non ce la beviamo.

Se il vostro vicino di casa perde un figlio e voi il giorno stesso avete una festa a casa con 50 persone per festeggiare il vostro compleanno se non siete cresciuti in una grotta al 100% la rimanderete. Allo stesso modo i contenuti troppo leggeri nello stream di dolore e cronaca sono fuori luogo, di cattivo gusto e stridono come unghie sulla lavagna.

Voi siete liberi di postare anche i vostri selfie in palestra e noi di chiamarvi imbecilli.

Author Roberta Talia

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  • Lagattallardo ha detto:

    Sto scrivendo un post sull’essere il parente della vittima nel mondo social del 2016, per noi non c’è spazio alcuno, soprattutto non c’è rispetto. Mia sorella è morta tragicamente in un incidente stradale lo scorso settembre, aveva 39 anni, tralascio i particolari su come ho appreso la notizia (amici comuni hanno postato il trafiletto di giornale su Facebook). Ci sta, puo’ capitare, a me è successo. Tralascio anche di dire e pensare le cose orripilanti che ho visto pubblicate sui giornali locali e sulla bacheca di facebook, roba di una ignoranza e una cretinaggine unica, d’altra parte la cultura e il tatto non sono di questa terra. In questi dieci mesi in cui è successo di tutto, nella mia vita molto social ma completamente sconquassata, ho riflettuto. Devo trovare il modo di far capire a chi posta per postare, che chi resta ha un dolore non comune, dopo un trauma del genere si ha bisogno di parole come le tue. Invece il giorno stesso della morte di mia sorella (giuro su dio) alcune amiche, prima dei funerali, hanno postato su facebook i loro selfie sorridenti in modalità dedica affermando: oggi corriamo per te. Con tanto di bocca a culo di gallina. Altri hanno spiattellato sulla mia bacheca la foto della nascita dei loro gemelli con tanto di hashtag #happiness #love #lovemylife e altre amenità. Ci sta tutto. Tutto è lecito. Ma io non smettero’ di difendere me stessa, e mia madre, vittime di questo mondo che il dolore non lo concepisce o lo strumentalizza per farne pecunia. Ho finito, un abbraccio.

    • Roberta Talia ha detto:

      Grazie davvero per questo commento. Sei una persona molto forte e ammiro tantissimo la tua voglia di scrivere un post con le tue riflessioni piuttosto che sfogarti e basta. Me lo linki quando lo scrivi?

  • laura ha detto:

    Ciao Roberta, trovo le tue riflessioni interessanti e consapevoli, ti chiedo un parere da esperta della materia: qual è secondo te il tempo giusto da interporre prima di “dimenticare”? (Le virgolette sono d’obbligo, spero se ne colga il senso).
    È facilissimo per un Blogger o altro imbattersi in polemiche quando decide di riprendere le comuni attività della sua comunicazione. E’ evidente che non tutti ci occupiamo di cooperazione internazionale e che prima o poi dovremo tornare alla quotidianitá. Dopo quanto tempo quindi la top ten degli smalti, in base al tuo esempio, cessa di essere offensiva?

    • Roberta Talia ha detto:

      Il limite è personale e se si lavora sul web si dovrebbe avere il “fiuto” per capire il momento giusto, ma farei passare almeno le 24h canoniche

  • Ilaria Previati ha detto:

    Molto brava, concordo su tutto… rimango basita x la mancanza di sensibilità…
    Tipo come quando ti chiedono “come stai” il giorno dopo un lutto privato. Come va vuoi che stia???
    Boh.
    Scusa lo sfogo o.t.

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