Ci sono molti consulenti come me -e molto più bravi di me- che concordano compatti su quanto il numero dei contenuti e la periodicità della pubblicazione siano una condizione necessaria per rendere utile e rilevante la propria presenza sul web. A grandi linee sono ovviamente d’accordo: se posto articoli su questo blog e li linko sui miei social arriveranno dei lettori che probabilmente oltre la sezione blog leggeranno anche le altre, e vedendo quanto sono brava mi chiederanno un preventivo o comunque penseranno a me come a una professionista e non solo come una che commenta Uomini&Donne (parlo ovviamente per quelli che arrivano da Twitter).

Quello che invece non riesco a farmi piacere è la necessità di postare perché va postato qualcosa e non perché si ha qualcosa da dire. Posto un video al giorno. La mia newsletter arriva ogni martedì e venerdì. Ogni giorno trovate i miei contenuti su Snapchat. Non sai cosa scrivere nel tuo blog? Ecco qui dei consigli per trovare argomenti.

Il web è pieno di questi post. E loro hanno ragione: perché hanno più clienti di me, una pagina con 300k fan, fanno corsi di formazione, sono relatori in molti convegni.

Solo che non so se fa per me. Se non so cosa scrivere nel mio blog non lo scrivo e guardo Netflix. Perché qualcuno dovrebbe aver voglia di vedere un mio video ogni giorno? Io non lo faccio, guardo pochissimi video, perché dovrei parlare a un utente diverso da me? Non parlerei la sua lingua, lo farei con sforzo e quindi lo farei male.

Oppure no, oppure è come correre e quindi facendo una corsetta alla volta lo sforzo diventa abitudine, i due km diventano cinque, la corsetta settimanale diventa allenamento quotidiano e diventi un runner che ha bisogno di correre ogni giorno, per il quale dovere e piacere vanno di pari passo.

A proposito di corsa, ho letto un bellissimo post di Martino Pietropoli, che potete leggere qui e che spiega meglio di me quello che voglio dire:

“Una regola dello spettacolo è quella di lasciare sempre al pubblico un po’ di voglia quando si chiude il sipario. E invece tu ci lasci con i compiti per domani, con un altro video da vedere più gli altri 2/3 arretrati.”

Questo non vuole essere un post polemico, ho un po’ di tempo libero (ma soprattutto fuori piove) e mi sto interrogando sulla mia presenza on line come freelance: non ho una newsletter né una pagina fan, non credo moltissimo nei corsi seriali sui social media, sto vedendo da dove arrivano i miei clienti (non dal sito, mai) e quindi immaginando altri modi di gestirmi on line e migliorare imparando da chi fa meglio di me ma cercando di rimanere quella che sono e di non fare cose che mi annoierebbero come spettatrice.

Proprio per questo il vostro parere è non solo ben accetto ma caldamente richiesto 🙂

 

Author Roberta Talia

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Join the discussion 8 Comments

  • David Bonini ha detto:

    Ciao Roberta,
    Ti scrivo perché ho trovato questo tuo articolo semplicemente corretto e pieno di concetti sacrosanti.
    Non ho esattamente compreso la tua occupazione perché per ora non ho esattamente compreso l’utilità ed il funzionamento dei social network, che io utilizzo non tanto per interagire col mondo quanto per sbirciare molto distrattamente cosa accade mentre io mi annoio.
    Detto ciò, capisco che ci sia un universo che si evolve dietro (o a fianco) le connessioni fra utenti ed i servizi che gli utenti possono fornire ad altri utenti, perciò è chiaro che servano delle figure in grado di trovare un incontro fra gli interessi degli uni e degli altri, o che con molta più fatica sappiano anticiparli.
    So invece con chiarezza quanto vuoti e sterili siano tanti account (specialmente quelli più vip, che io definisco VERY IMPORTANT PROFILE) perciò il tuo punto di vista è condivisibile. Meno frequenza, più qualità.
    Tipo Masterchef dai, meno piatti ma più ricercati. A vantaggio delle papille gustative del cliente finale.
    Ti auguro di perseguire sempre questa filosofia e di cogliere il massimo dalle opportunità che ti saprai creare.
    Un grande abbraccio da un tuo estimatore e follower.
    David Bonini

  • valeria ha detto:

    Ciao Roby, io credo che pubblicare per “esserci” sia sterile, ma che dal punto di vista creativo “contenuto chiama contenuto”: quindi, senza arrivare alle vette di Casey Neistat, si può trovare un buon equilibrio e un ritmo di pubblicazione non logorante.
    Ma visto che tu fai esplicitamente riferimento alla tua attività professionale, secondo me puoi permetterti tranquillamente di essere discontinua o poco prolifica. Conosco altri tuoi colleghi che prima si dimostrano efficienti/rassicuranti e che -forse, eventualmente, in un secondo momento, se dio ce la manda buona- si rivelano anche umani, simpatici, intellettualmente onesti.
    Nel tuo caso, le fasi sono invertite e hai costruito la tua rispettabilità al contrario: il tuo modo di comunicare spinge prima a volerti bene umanamente, e poi a darti una chance professionalmente. Io in questo processo atipico non vedo niente di male, ed è per questo che saresti la persona che contatterei se avessi bisogno di un SMM (un momento: ne ho già bisogno, ma non posso permettermelo).
    Da non addetta ai lavori, ma da semplice follower e futura cliente ti incoraggerei a pubblicare più spesso dei contenuti “lunghi” (ad esempio intensificando la tua presenza su questo blog) perché danno di te una visione più rotonda e complessa rispetto ai tweet o ai post FB, dove le tue doti di sintesi, acume e ironia sono ormai già note e apprezzatissime. A presto

    • Roberta Talia ha detto:

      Oddio, grazie, è un commento bellissimo. Sì, a me succede spesso il processo che hai detto tu: pensano sia piacevole lavorare con me e questa fiducia viene poi messa anche nella sfera lavorativa, spero soddisfacendo le aspettative. Grazie mille per il consiglio e ricorda PER TE PREZZI MODICI! 😀

  • […] mese ho scritto 7 post. Dopo aver letto questo intervento di Roberta, mi sono chiesta se sia giusto (oltre che umanamente possibile, vista la situazione contingente) […]

  • Alessandra ha detto:

    Ciao Roberta,

    sono molto d’accordo con il tuo articolo, ad eccezione del valore della formazione: secondo me una formazione di qualità è imprescindibile per la crescita di ogni professionista e alla lunga fa la differenza.
    Sono anche d’accordo con il commento di Valeria: la tua ironia, intelligenza e acume per chi ti segue sono noti. Meno noti sono le tue doti professionali e la tua competenza, che secondo me dovresti mostrare maggiormente anche nell’ottica di ampliamento delle opportunità professionali che possono scaturire dal tuo network.

    Alessandra

    • Roberta Talia ha detto:

      Hai assolutamente ragione, mi sono espressa male: mi riferivo ai migliaia di corsi sui social fatti spesso da chi non ha mai gestito una pagina di un grande brand o un pagina con 200k. La formazione seria è ovviamente necessaria, ho modificato l’articolo

  • Valeria ha detto:

    Ciao Roberta, ti lascio un mio commento come tua lettrice/follower. Innanzitutto vorrei dirti che io sono arrivata a te tramite Sarinski, Rock and Fiocc etc., ossia leggendo i loro posts, tweets e simili ho visto spesso il tuo nome ricorrere a sono andata a leggerti (parliamo ancora di Hate Couture), questo per farti notare come anche la rete di amici/colleghi a volte sia un valido passaparola. Ora vi identifico un po’ come gruppo e mi piace leggere i vostri commenti sulle cose (tieni presente però che io vivo all’estero da molto tempo quindi non so bene cosa sia Uomine e Donne – perdoname madre!). Per quanto riguarda la frequenza del pubblicare io sono abbastanza a favore dell’alta frequenza, o assiduità che dir si voglia. In primo luogo perché a mio avviso dimostra anche quanto tu ci tenga a questo canale di comunicazione, in pratica se io vedo che tu rendi spesso partecipi i tuoi lettori ciò mi fa pensare che ciò ti coinvolga particolarmente, in secondo luogo non è detto che se anche tu posti spesso io debba leggere tutto quello che posti, per esempio io seguo delle bloggers che a volte parlano di figli/cose per figli e quei posts li salto a piè pari, ma leggeró comunque tutti gli altri post. Spero abbia senso quello che ho scritto!

  • Mario Bonelli ha detto:

    All’inizio avevo il tuo stesso problema: la necessità di promuovere la mia attività senza dovermi svenare pagando pubblicità o web-adv. Il mondo social mi è subito parso come la soluzione. A quel punto mille consigli (da parte di molti esperti) sulla frequenza di pubblicazione, sulla quantità di post, sul mix dei contenuti indispensabile per “esserci” nel “modo giusto”. Naturalmente mi sono reso conto che sarebbe stato impossibile seguire quel ritmo salvo… smettere di lavorare per fare solo quello! Come te, ho notato anche io che mi sono arrivate poche proposte di lavoro dai canali social (anche se qualcosa è arrivato) e lo sforzo non compensava a pieno il risultato. Ma… non ho rinunciato perché ho scoperto che il sito, la newsletter e i suddetti canali sono strumenti molto potenti (e molto visualizzati) quando attraverso il passaparola e le referenze attive, qualcuno consiglia la tua professionalità: la prima cosa che le persone fanno prima di contattarti è di guardare chi sei e cosa fai e da quello farsi un’idea della professionalità, l’ampiezza dell’offerta, il numero e la qualità dei clienti… Insomma una vetrina/biglietto da visita che in altro modo non potrebbe essere portata all’attenzione dei potenziali clienti. Quindi, per concludere, la mia esperienza professionale mi dice che una buona strategia relativa alla presenza sul web porta vantaggi in termini di visibilità e credibilità! Buon lavoro! (www.mariobonelli.it)

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